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Balavidya, la Grammatica del Corpo


Noi impariamo la nostra lingua madre, inizialmente imitando i nostri genitori. Poi, a scuola, la riimpariamo da capo analizzando come è composta, grazie alla grammatica. Se non lo facessimo, non ci libereremmo mai di quegli errori che ci impediscono di usarla veramete bene. Impariamo anche a respirare e a muoverci imitando gli adulti, imparando però anche i loro "errori" e vizi posturali. Ma a scuola non ci viene riinsegnata la "corporeità" e nessuno ci aiuta a analizzare come ci muoviamo, respiriamo e stiamo in piedi. Così i nostri vizi posturali non possono mai essere corretti e il mal funzionamento del nostro organismo causa, nel tempo, disagi fisici, impedimenti al movimento, alla vista e alla voce. Balavidya è la Grammatica del Corpo, un metodo di rieducazione che si pratica con esercizi che individuano e eleiminano i blocchi respiratori, articolari, vocali di ognuno di noi. 

 
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Ho elaborato inizialmente Balavidya per me e su di me e l'ho sviluppato sul campo nell'arco di quindici anni di esperienze in tre campi; quello artistico performativo (teatro, danza e canto); quello della crescita personale (Hatha Yoga) e in quello riabilitativo, con persone con problemi di natura articolare e psicologica.
Perché il peso?

Balavidya significa "Gestione del peso". E' il modo con cui gestiamo il peso delle varie parti del nostro corpo che rivela come reagiamo alle diverse situazioni. E' alla base di contrazioni e blocchi respiratori con cui traduciamo le emozioni nel nostro organismo. E' come se tutto si scrivesse nella nostra carne.
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Chi ha esperienza di Balavidya è in grado di ricostruire la storia di una persona solo osservando il suo corpo.  Tutte le esperienze vengono trascritte nel corpo con sviluppi eccessivi di muscoli, tensioni, deformazioni articolari, ptosi. Questa inscrizione sul corpo è la manifestazione all'esterno della nostra Interiorità e va analizzata a più livelli. Il primo è quello base o Posturale e Respiratorio e riguarda come ognuno di noi tiene il corpo in posizione eretta, in posizione seduta, come respira e come reagisce alle aggressioni esterne. E' la nostra relazione con la Gravità e il movimento nello spazio.
Il secondo livello, che si sovrascrive al primo è la storia nostra individuale. Traumi, lesioni fisiche e emotive, usura da attività che creano ulteriori adattamenti e malesseri. Infine si sovrappone il piano dell'emotività che, come i primi due, si manifesta secondo il linguaggio della contrazione-rilasciamento.
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La con-trazione è una forza che si rivolge contro di sé, anziché verso l'esterno. Il rilasciamento, invece, è la capacità di agire in de-contrazione, cioè in assenza di sforzo. L'unico modo per ottenere forza senza sforzo è quello di contrapporre una forza uguale e contraria che permetta di vincere e contrastare la con-trazione pronta a subentrare.
Il corpo traduce qualunque azione con una con-trazione. Per azione, si intende qualsiasi variazione stato dallo "stato 0", che è il corpo in posizione neutra: o eretto, con le braccia abbandonate e i piedi paralleli (nello Yoga si dice in Tadasana) o sdraiato a terra, con le braccia lungo i fianchi (Shavasana). Qualsiasi variazione di queste due posizioni è un'azione o un movimento. Così come emettere un suono,  guardare un oggetto, ascoltare, percepire, gustare, annusare e pensare. Nella cultura occidentale non è importate tanto ciò che sta fermo, l'Essere, il Centro, quanto l'Agire, quello che si muove. Quando parliamo di noi tendiamo a dire   cosa che facciamo, non chi siamo. La nostra identità coincide con la nostra attività. Il termine “alienazione”, indica un travaso di energia (essenza)  che si disperde al di fuori dell'essere umano a cui appartiene, anziché restare dentro di lui e dargli forza. Viene assimilato a malattia, disagio e perdita di senso. Se si osserva un corpo secondo Balavidya si legge lo stato di alienazione al quale questo è sottoposto. Balavidya è una rieducazione alla non alienazione. insegna a non agire, a conservare, a non contrastare la gravità, ma a appoggiarsi a essa, A capire che la forza è la capacità di abbandonare il peso, anziché affaticarsi a sostenerlo. Le nostre ossa e articolazioni sono travi, pilastri e archi naturali, assemblati secondo un sistema elastico, pronto a muoversi respingendo la terra. Solo “non facendo niente” si ottiene la massima ergonomia. Il corpo ha già la sua forza in sé, per costituzione. Dobbiamo solo ridiventarne consapevoli e sentire il peso della ossa è l'unica possibilità di far riprendere coscienza alle varie parti del corpo e di rilasciarle. Una volta che se ne sente il peso, si riacquista coscienza della propria struttura. E maggiore è la capacità di non intervenire sulla struttura, maggiore è la forza. Peso e forza quindi coincidono. Balavidya, rieduca all'attività in decontrazione e porta a ritrovare e incrementare la forza. Nel box gallery, potete vedere un esempio di questo processo. 
 
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